La differenza fondamentale da comprendere è quella fra allergie e intolleranze, ma sono molto importanti anche le loro reciproche relazioni. Le intolleranze:
– sono spesso subdole e difficili da constatare
– determinano una risposta lenta dell’organismo
– il sistema immunitario “riconosce il nemico e lo tiene d’occhio” cercando di limitare i danni
– scoppiano solo se si supera la soglia di controllo
– attivano le cellule Th: rispondono alla ripetizione dello stimolo per un tempo prolungato

Le allergie invece:
– sono facilmente constatabili
– presuppongono una predisposizione ereditaria all’abnorme attività immunologica (atopia)
– determinano una risposta immediata, anche in presenza di quantità minime
– implicano l’intervento delle IgE (ad alta intensità = reagine) e quindi dei mastociti

I meccanismi della tolleranza immunitaria

Il nostro sistema immunitario (SI) ha, tra gli altri compiti, quello fondamentale di distruggere ogni aggressore. Il suo problema fondamentale è distinguere tra il sé e l’altro da sé. Questo comporta la costruzione di un sistema di neutralizzazione delle aggressioni verso il sé che inizia ad apprendere già prima della nascita, ma si sviluppa soprattutto già nei primi mesi di vita del bambino.

La tolleranza immunitaria è appunto lo stato in cui il sistema immunitario non reagisce distruttivamente contro le strutture dell’organismo o contro antigeni che sono prodotti dall’organismo stesso. Sono gli antigeni self, contrapposti agli antigeni non self, cioè gli antigeni esogeni che aggrediscono l’organismo.
(Nota: strutture potenzialmente antigeniche sono presenti anche nelle cellule, a livello dei nuclei, del citoplasma e delle membrane cellulari o possono essere secrete in circolo).

Un sistema immunitario che funziona bene ha la capacità di distinguere gli antigeni self e gli antigeni non self, in modo da rispondere distruttivamente solo agli antigeni provenienti dall’esterno.
Perché questo avvenga, una serie di meccanismi neutralizzano queste risposte distruttive: il non funzionamento o l’eccessivo funzionamento di questi meccanismi creano allergie e intolleranze.

 

I MECCANISMI DELL’INTOLLERANZA

Interferenze tra allergie e intolleranze

L’immunoflogosi a distanza per intolleranza alimentare 

E’ ormai noto che i processi infiammatori in presenza di allergopatie sono mediati da modificazioni dei tessuti conosciute con il termine di immunoflogosi allergica (Riferimento: Kaplan A.P., Non allergic allergies, cytokine networks, & Welcome to San Francisco, ACI News, 1991;3;1-3)

Le cellule immunitarie presenti sulla parete intestinale si attivano e producono sostanze attivanti l’infiammazione (come l’istamina, ecc.). Le sostanze infiammatorie e le interleuchine regolatorie rilasciate dalle cellule non rimangono “in sede” ma si diffondono a tutto l’organismo.

Alla fine compare a livello di naso, gola, bronchi, epidermide, ecc un fenomeno infiammatorio su base immunitaria (Riferimento citato in precedenza). Perché questo avvenga si richiedono normalmente due presupposti:

  • una predisposizione dell’organismo, legata spesso alla familiarità, che caratterizza persone atopiche, predisposte alle allergie, ma anche alle intolleranze. Queste persone presentano in genere un alta presenza di IgE;
  • uno stato di infiammazione minima persistente.

Questo sottolinea ancora una volta l’importanza dell’alimentazione e la centralità dell’intestino nell’equilibrio immunitario. Il loro disordine è una delle principali cause dell’infiammazione minima persistente.

L'infiammazione minima persistente

Da meno di dieci anni è stato scoperto e definito il concetto di infiammazione minima persistente (Riferimento: Congr. Europeo di Allergologia, Birmingham 1998/6). È legata a molti fattori di disturbo, ma soprattutto all’alimentazione non corretta e/o al fumo e/o allo stress. L’infiammazione minima persistente sostiene e amplifica la reattività dell’organismo anche in presenza di modeste quantità di IgE. Di qui il verificarsi di fenomeni patologici anche in parti lontane dell’organismo.
Ad esempio:

  • un mal di testa refrattario a qualsiasi cura
  • un’infezione resistente
  • la distruzione di parti del sistema nervoso (mielina), ecc.
  • disturbi cutanei: acne, dermatosi atopiche, ecc.
  • disturbi cardiaci non correlati a problemi vascolari
Intolleranze e psiche
Molti disturbi del comportamento possono essere legati alle intolleranze.
Legami diretti:

  • Il sistema immunitario è in stretta correlazione con la rete nervosa (Riferimento: Bulloch e D.Felten, Noradrenergic and peptidergic innervation of lymphoid tissue, J. Immunol. 1985; 135;755-765)
  • E’ in grado di produrre recettori per i principali neurotrasmettitori (cerebrali e ipotalamici) e neuropeptidi

Legami indiretti:

  • Produce neurormoni e altre sostanze in grado di influenzare il sistema nervoso 5. Per es. l’istamina, la serotonina, numerose interleuchine (Riferimento: Pert C. et al. Neuropeptides and their receptors: a psychosomatic network, J. Jmmunol. 1985; 2: 135. Blalock J. E., Neuroendocrinoimmunology, III ed., Karger, Basel, 1997)
  • La psiche e il corpo hanno una relazione bidirezionale: la psiche influenza il corpo, ma il corpo influenza la psiche. (es. uno stato infiammatorio dell’apparato gastrointestinale, soprattutto del tenue e del colon, può creare depressione, nervosismo, apatia, ecc.)

Alcuni esempi di influenza delle intolleranze sulla psiche sono i bambini:

  • che non stanno mai fermi
  • che toccano tutto nervosamente
  • che stentano a mantenere la concentrazione
  • con il sonno agitato
  • con una scrittura improvvisamente disordinata.

ma anche gli adulti con:

  • insonnia
  • irritabilità
  • depressione.
Gli alimenti che più spesso scatenano allergie e intolleranze
Praticamente tutti gli alimenti possono creare intolleranze. I due principali fattori che possono scatenarle, in una situazione di fondo di infiammazione minima persistente sono:

• una predisposizione generica legata al genotipo (cioè al patrimonio ereditario di quella persona), che vede la sensibilità dei leucociti alle lectine di quel tipo particolare di nutriente;

• l’assunzione frequente, senza intervalli, di quel cibo. Basti pensare a chi consuma pasta e pane tutti i giorni, in abbondanza; o a chi mangia pomodori tutto l’anno; o a chi assume notevoli quantità di latte; a chi consuma, quasi sempre senza accorgersi, derivati dalla soia tutti i giorni.

Molto probabilmente le allergie sono sempre precedute e “preparate” da una o più intolleranze, che creano lo stato infiammatorio. È impossibile diminuire o addirittura eliminare le allergie senza identificare quali sono le intolleranze alimentari che sono a monte del fenomeno allergico.

A differenza delle intolleranze, le allergie alimentari sono abbastanza rare. Fra le più diffuse, tutte identificabili con esami di tipo ospedaliero:

  • latte e latticini (lattosio e diverse proteine del  latte);
  • uova;
  • arachidi;
  • pesci e molluschi conchigliati (tipo vongole, cozze, ecc);
  • soia;
  • frumento (l’allergia al frumento è diversa dalla malattia celiaca, più grave e che si estende a tutti i cereali con glutine);
  • noci e semi oleosi vari

 

IL CAMMINO DI GUARIGIONE

Come uscirne: cure mediche e allergie
L’allergia non è, come si pensava in passato, un eccesso di difesa dell’organismo, ma un segnale di debolezza e di disordine. Curare i sintomi con terapie che rimuovono il segnale, diminuendo le difese immunitarie, è aggravare lo stato di salute del paziente. Ovviamente di fronte a situazioni di urgenza occorre intervenire immediatamente sui sintomi non sopportabili, ma occorre grande cautela, in particolare con l’uso di:

  • antibiotici
  • antipiretici
  • cortisonici
  • analgesici

Attenzione anche alla presenza di metalli pesanti (es. il mercurio delle amalgame dentarie).
L’obiettivo è rimuovere i difetti dell’organismo, non le sue difese.

Identificare le sostanze
Il modo più semplice per farlo è:

  • astinenza da quelle specifiche sostanze, meglio con un digiuno
  • successiva provocazione controllata (reintroducendo la sostanza) e ripetuta a distanza di tempo
  • esami ospedalieri convenzionali (ma sono pochi, disponibili solo su alcuni alimenti)
  • esami non convenzionali: Energetici (vega e derivati, electroagopuntura secondo Voll e DRIA TEST) e Citotossici
Eliminazione della reazione
  • Digiuno di almeno cinque giorni, a sola acqua: è il metodo più efficace e rapido e ha poche controindicazioni
  • In alternativa una dieta a bassi livelli di allergeni: riso o quinoa e verdure tollerate (biete, zucchini, zucca, tacchino, carne magra di manzo, ecc.) con abolizione completa per un tempo adeguato di:
  1. tutto ciò che contiene frumento
  2. tutti i latticini  (spesso anche uova)
  3. i lieviti (il pane!!)
  4. i prodotti di frumento
  5. il pesce
  6. le uova
  7. i frutti oleosi
  8. gli additivi alimentari (es. Tartrazina): sostituire i cibi pronti con cibi naturali
Riallenare l’organismo a tollerare le sostanze
Non è sempre possibile far accettare all’organismo, dopo un periodo di astinenza, sostanze che avevano scatenato risposte immunitarie violente.
In molti casi però è possibile, ricordando sempre che i cibi che aveva provocato intolleranze rimarranno sostanze “sospette”, da reintrodurre gradualmente e da consumare per sempre in modo saltuario e limitato.

COME FARE

Dopo un periodo sufficiente di astinenza, più breve per le intolleranze, molto più lungo per le allergie (talvolta per sempre: i celiaci veri) si può provare a reintrodurre piccole quantità (per es. 60 gr. di pasta o mezza pizza, per chi ha avuto intolleranza al grano) dei cibi a cui si è risultati intolleranti una volta alla settimana.

  • uno per gruppo di alimenti (per gruppo si intendono alimenti affini: es. nel gruppo del frumento è presente anche il grano Kamut, il farro, la spelta e altri cereali affini. Nel gruppo dei fagioli sono compresi anche gli altri legumi a cui si può essere eventualmente intolleranti)
  • non più di due alimenti (di gruppi diversi) alla settimana, con 2-3 giorni di intervallo.

ESEMPIO

Se sono intollerante a frumento, orzo, fagioli e soia non posso:

  • assumere al mercoledì una piccola porzione di pasta e la domenica un piccolo piatto di orzo;
  • oppure assumere al mercoledì una porzione di fagioli e bere la domenica del latte di soia.

Potrei invece:

  • assumere al mercoledì un piatto piccolo di spaghetti;
  • assumente la domenica una porzione di fagioli o di soia.

È probabile che si verifichi qualche piccola reazione al cibo: non importa, l’organismo deve riabituarsi. Ma se le reazioni fossero più forti, quando torneremo a consumarlo, dobbiamo assumerne quantità inferiori ed eventualmente più dilazionate nel tempo. È più opportuno concordare con il terapeuta un piano dettagliato di reintroduzione.

Non sottovalutiamo questa fase della terapia, che è ancora più importante del periodo di astinenza dai nutrienti che hanno indotto intolleranza. Accelerare troppo questa fase o sottovalutarla ha portato per molti al fallimento di tutta la terapia di uscita dalle intolleranze, con conseguente sfiducia.

Per i malati gravi
Tutti i malati con malattie autoimmuni che abbiano frequenti fasi attive dovranno attenersi ad una dieta più rigorosa. Probabilmente per loro le regole da rispettare saranno:

  • rinuncia per sempre alle sostanze “dannose” (quelle che inducono processi infiammatori: es. oli fritti, oli industriali (Cis-trans), grassi idrogenati) che sono comunque proibite nel metodo Kousmine
  • molta cautela con le altre sostanze, maggiore di quella indicata in precedenza
  • attenta osservazione dopo aver reimparato ad ascoltare il proprio corpo
  • astinenza dalle sostanze e dieta depurativa o digiuno in occasione di ogni crisi della malattia.